giovedì 26 Gennaio 2023

Ripresa e resilienza in Piemonte

La pandemia in atto acuisce enormemente gli effetti delle difficoltà sanitarie, economiche e sociali del Piemonte, in un contesto di forte calo demografico e di scarsi investimenti pubblici e privati. 

I principali indicatori economici parlano di una regione in difficoltà, con un urgente bisogno di ripensare e riprogettare la sua struttura economica per rilanciarsi al più presto.

Preoccupano i dati sull’occupazione, sull’utilizzo degli ammortizzatori sociali, sull’aumento della precarietà e della povertà, fattori che minano il tessuto sociale e aumentano le disuguaglianze. 

Nell’ultimo anno hanno perso il lavoro 65.000 persone, impiegate per lo più con forme contrattuali precarie e a tempo determinato alle quali non è stato rinnovato il contratto. 

Nessun settore produttivo è immune da difficoltà e le situazioni di crisi aperte nella nostra regione coinvolgono circa 4.000 lavoratori.

Se il quadro descritto non ha ancora portato a forti tensioni sociali, lo si deve in larga parte all’estensione della cassa integrazione Covid e al blocco dei licenziamenti.

In una fase di profonde trasformazioni (ecologiche, digitali, demografiche), bisogna saper comprendere, governare e indirizzare i cambiamenti, con una visione prospettica che finora è mancata. La conoscenza delle reali condizioni di vita delle persone e la valorizzazione dei punti di forza presenti nel nostro territorio sono elementi fondamentali per la messa a punto di un progetto credibile.

Il Piemonte rimane una delle regioni a più alta concentrazione industriale d’Europa, tanto che ancora oggi, tra chiaroscuri, una parte consistente del PIL dipende dalla domanda di beni finali prodotti. 

Tutti i settori produttivi sono soggetti a innovazioni di processo e di prodotto con la digitalizzazione, l’intelligenza artificiale e la conversione all’energia pulita. Su queste priorità vanno indirizzate le politiche regionali per le tecnologie d’avanguardia, la creazione e lo sviluppo delle start up, l’evoluzione dei Poli di innovazione, la formazione.

L’automotive, più importante comparto industriale italiano, è caratterizzato da profondi cambiamenti, che recano incertezze e nuove opportunità. L’autoveicolo può offrire nelle nuove dimensioni societarie e di prodotto l’occasione di investimenti utili a gestire una delicata transizione della manifattura piemontese. Sarà importante investire nelle nuove forme di mobilità, dall’ibrido all’elettrico, fino all’idrogeno, coinvolgendo anche Eni ed Enel. Occorre ospitare uno dei Poli industriali previsti dai piani Europei per la ricerca, lo sviluppo, la produzione di batterie elettriche, impegnando il sistema delle imprese, il Politecnico, il sistema bancario e la cassa depositi e prestiti. 

Per progettare il futuro della nostra regione, è indispensabile utilizzare con efficacia e in modo selettivo le ingenti risorse che arriveranno dall’Europa e quelle, tutte da acquisire, promesse dai Governi (Torino area di crisi complessa, Centro per l’Intelligenza Artificiale, Manufacturing Competence Center, Città dell’aerospazio, Parchi della Salute di Torino e Novara, infrastrutturazione e messa in sicurezza del territorio regionale). 

Si tratta di un’occasione irripetibile che non può essere sprecata, se si vuole contrastare efficacemente il declino e inaugurare una stagione di cambiamento e di innovazione. 

È necessario, perciò, predisporre adeguati progetti coerenti con i sei assi indicati dall’Unione Europea, che dovranno essere accompagnati da una governance adeguata fino all’effettiva realizzazione. 

Il sindacato confederale è pronto a fornire il proprio contributo di idee e proposte, nell’interesse di lavoratori, pensionati, giovani. Diventa, perciò, urgente la costituzione di una Cabina di Regia regionale, al cui interno attivare il confronto tra rappresentanze economiche, sociali e istituzionali.