giovedì 26 Gennaio 2023

Ricostruire un paese più unito e solidale

Auguri al “Lavoro Italiano” che avvia una sua nuova avventura editoriale in un momento così importante per il Paese e, in particolare, per le persone che rappresentiamo; un inizio che coincide con la nascita di un nuovo Governo e con la convinzione che, grazie soprattutto ai nuovi vaccini, cominci finalmente a intravedersi la luce in fondo al tunnel della pandemia e della crisi economica.

La Commissione europea ha accompagnato questa speranza prevedendo un Pil europeo in crescita di un robusto 3,8% in questo e nel prossimo anno.

Le buone notizie per l’Italia però sembrano finire qui.

Infatti, sempre secondo le previsioni della Commissione Ue, alla fine del 2022 saremo il Paese in fondo alla classifica della ripresa: mancheranno ancora quasi 2,5 punti di Pil per tornare ai livelli del 2019, considerando anche che i finanziamenti previsti dal Recovery Plan non sono incorporati in queste stime.

Dunque, ora tocca a noi, a noi Italiani, a questo Governo, a questo Parlamento, a queste forze sociali, utilizzare al meglio gli oltre 200 miliardi che ci spettano, per recuperare posizioni in classifica e soprattutto per far ripartire in maniera consistente crescita e occupazione.

La sfida da vincere non è solo questa.

C’è anche un’altra risposta che la politica e i corpi intermedi devono assicurare agli Italiani.

Oggi che il populismo appare sconfitto dalla pandemia e da un’Europa madre e non matrigna, è necessario dare una risposta seria e di merito alle domande sollevate a colpi di “vaffa…” dalla demagogia sovranista che esprimono un malessere profondo e reale.

Sarebbe un grave errore considerare sconfitta per sempre l’anti-politica e non affrontare le cause che l’hanno prodotta.

Abbiamo un Paese profondamente diviso e profondamente disuguale: Nord contro Sud, uomini contro donne, giovani contro anziani, per semplificare al massimo. 

Dobbiamo aggredire le cause e ricostruire un Paese più unito e solidale.

Ora ci sono le risorse per ricomporre queste fratture che sono clamorosamente evidenti. 

E dunque su questo fronte, prima degli altri, bisogna intervenire cominciando proprio dalla tutela delle persone e della loro occupazione. 

Sul versante del lavoro le sfide più urgenti sono quelle che riguardano la proroga del blocco dei licenziamenti e della Cassa Integrazione causa Covid, che va mantenuta fino alla piena ripartenza dell’economia e della riforma degli ammortizzatori sociali.

Al contempo vanno rafforzati anche i contratti di solidarietà e di espansione.

Sempre in termini di urgenza sarà importante che il nuovo decreto “ristori” copra con le indennità tutte le forme già tutelate dai precedenti decreti e anche chi, come gli operai agricoli, ne sono rimasti esclusi.

A seguire sarà fondamentale il decollo di politiche attive e un piano per la formazione di carattere straordinario; siamo all’alba di cambiamenti epocali anche sul fronte del lavoro e senza questi due interventi, che devono rivoluzionare sistemi che peraltro non hanno mai funzionato, il Paese rischia di non avere la manodopera che serve alle imprese e tanti disoccupati in più. 

Ma le rivoluzioni necessarie e urgenti non finiscono qui: c’è una generazione di giovani e di donne che va accompagnata al lavoro con misure e decisioni profondamente innovative, in particolare vanno attuati i decreti sulla defiscalizzazione per le assunzioni nel Mezzogiorno, migliorando quella a favore dell’assunzione delle donne.

E c’è soprattutto una generazione che deve convincersi, grazie a nuove e più ampie tutele, che fare figli in questo Paese è una opportunità e non un problema.

Tutti al lavoro, dunque e di corsa…