mercoledì 01 Febbraio 2023

IL RECOVERY PER COLMARE IL DIVARIO INFRASTRUTTURALE DEL SUD

La Calabria nel 2021 deve tesorizzare l’attenzione che su di essa è stata catalizzata dalla grande mobilitazione unitaria del 22 giugno del 2019 che ha riportato al centro della discussione nazionale il Mezzogiorno e, nel contesto della macro regione del Sud, ha acceso i riflettori sui tanti ritardi accumulati da questa regione.

Il nostro auspicio, quindi, è che la nuova compagine governativa guidata dal Premier Mario Draghi sappia promuovere una convergenza infrastrutturale e dei servizi nel Mezzogiorno. Operazione possibile solo se lo Stato, alla riequilibrata spesa pubblica nazionale per il Sud, addizionerà la finalizzazione, in quantità e qualità, delle risorse europee, Ngeu e politiche di coesione.

La Calabria, fanalino di coda, ma che vuole e deve crescere, sente il bisogno della massima attenzione da parte della politica e il Sindacato farà la sua parte per rimarcare questa necessità. Le risorse del Recovery Fund dovranno essere impegnate per colmare i ritardi infrastrutturali che il Sud ha rispetto al resto del Paese, aiutandolo a riconnettersi con il Nord Italia e ad aprirsi al resto del mondo, rilanciando così il suo ruolo baricentrico sul piano geopolitico soprattutto rispetto alle Nazioni che si affacciano sul Mediterraneo. In questo scacchiere, la Calabria, grazie alla posizione strategica del porto di Gioia Tauro, potrebbe rappresentare un punto nodale. Purtroppo, ancora oggi, uno dei più importanti hub portuali italiani gira a scartamento ridotto, non ha le infrastrutture necessarie a collegarlo via ferro ai corridoi europei delle merci e, soprattutto, aspetta che venga concretizzata la Zona economica speciale anche in proiezione reshoring. Non a caso l’Europa ha destinato 111 miliardi al Sud, adesso è importante che l’assegnazione di queste risorse sia attenta e produttiva.

È chiaro che bisogna intervenire rafforzando il Piano Sud 2030. Impossibile citare tutte le necessità non colmate dalla politica in questa regione. Di certo, però, la Strada statale 106, l’Alta velocità ferroviaria, il digital divide, la sanità, il lavoro di qualità, il sociale, l’ambiente, la valorizzazione del mare, della montagna, delle risorse naturali in ottica di economia circolare e sostenibile, i servizi di cittadinanza alle fasce più deboli della società dovranno essere le priorità da risolvere da parte del Governo che si è insediato da poco ma che, comunque, agisce in continuità con i precedenti.

Peraltro, quando si vanno ad affrontare riflessioni sulla macro area meridionale, bisogna derogare all’unitarietà della visione: il Mezzogiorno non è tutto uguale, la Calabria è la regione che ha bisogno di maggiori attenzioni.

In un’ottica di contrasto al crimine organizzato, poi, è fondamentale cha accanto all’azione meritoria di magistratura e forze ordine, vi sia l’impegno dell’altra parte dello Stato, perché sino a quando la Calabria non si affrancherà dal suo bisogno di lavoro, dalla carenza di servizi di cittadinanza, sarà più complicato per la Calabria, liberarsi dal giogo mafioso e affrancare la sua gente dal bisogno.

Per questo, senza trascurare la necessaria azione di riforma istituzionale, è necessario procedere al potenziamento della macchina pubblica regionale calabrese in termini di quantità e professionalità. Per vincere la sfida europea le amministrazioni locali hanno bisogno di avere una burocrazia, destrutturata dai blocchi del turnover, snella, veloce e rinvigorita in ogni ambito di interesse. Appare necessario, infine, avviare una nuova stagione di concorsi pubblici per immettere nella macchina burocratica giovani professionisti di capacità e competenza.