mercoledì 01 Febbraio 2023

Dai metalmeccanici un forte messaggio di fiducia per il futuro

Il settore industriale genera una grande ricchezza per l’Italia, rappresentando circa il 30% del Pil pari a 600 miliardi. Inoltre, continua a essere il settore trainante della nostra economia e, nonostante le difficoltà del momento, il nostro Paese rimane il secondo Stato europeo maggiormente industrializzato e tra i primi dieci nel Mondo.

Già prima della pandemia il settore era in fermento a causa della mancanza di politica industriale nei settori strategici della nostra economia e subivamo gli effetti di scelte scellerate di multinazionali. 

Tra queste cito la Whirlpool a Napoli, la Honeywell a Chieti, la Jabil a Caserta, la Bekaert a Figline Valdarno, l’Embraco a Torino, e potrei fare purtroppo un lunghissimo elenco. 

La pandemia ha provocato danni incalcolabili e il prezzo più alto lo ha pagato la manifattura italiana che ha perso il 10,2% dei ricavi, pari a 132 miliardi, rispetto al 2019

Solo l’industria meccanica durante il periodo di lockdown perdeva circa 1,7 miliardi per ogni giornata lavorativa persa. 

A valle della prima ondata la situazione è leggermente migliorata facendo registrare una ripresa degli ordini del 3,7%. Con la seconda ondata però è di nuovo peggiorata, basti pensare al crollo del settore auto, nonostante l’iniezione di fiducia che la fusione di Fca e Psa ha voluto dare con la creazione del quarto polo mondiale Stellantis. 

A fronte di questa situazione, nel luglio 2019 abbiamo elaborato un’ipotesi di piattaforma per il rinnovo del Ccnl dei metalmeccanici. È stata una soddisfazione mia personale e di tutta la Uilm, perché elaborata e approvata dai nostri organismi prima di diventare anche la piattaforma unitaria.
La presentazione ufficiale è avvenuta il 5 novembre, dopo un lungo percorso di consultazione e approvazione definitiva, nella sede del Cnel a Roma alla presenza di una folta delegazione. 

Dai primi incontri con Federmeccanica-Assistal si è subito capito che entrare nel merito e raggiungere un’eventuale intesa sarebbe stata una vera impresa. 

Dopo quattro mesi abbiamo dovuto bloccare la trattativa a causa dello scoppio della pandemia. In quel momento ho avuto la sensazione che la conclusione sarebbe stata quasi impossibile da raggiungere. Solo nel mese di giugno abbiamo ripreso il confronto, ma la musica non era cambiata e si respirava un’aria di sconforto. 

Siamo andati avanti ininterrottamente, ma il 5 novembre abbiamo dovuto proclamare uno sciopero generale di sei ore. 

Il 26 novembre i fili della discussione sono stati riallacciati e siamo andati spediti, anche se le insidie erano sempre dietro l’angolo, a causa della crisi sanitaria ed economica. 

Per questo motivo, dal 2 al 5 febbraio, ci siamo imposti una no-stop con l’obiettivo di raggiungere il tanto sperato rinnovo. Così nella tarda serata del 5 febbraio abbiamo finalmente tagliato il traguardo ottenendo un contratto che prevede il 6,2 % di incremento salariale, 112 euro, tutti sulla paga base. 

Abbiamo inoltre modificato dopo 50 anni l’inquadramento professionale; rafforzato il welfare, la formazione, la salute e sicurezza, le relazioni industriali e la partecipazione; abbiamo inserito delle norme contro la violenza sulle donne, sul lavoro agile e a tutela dei lavoratori degli appalti. 

Insomma, il bilancio è quello di un contratto sicuramente innovativo che rafforza ciò che avevamo realizzato nel 2016. È l’unico grande contratto rinnovato in tempo di pandemia e crisi di governo: un risultato storico che dimostra ancora una volta la grandezza della Uilm.