giovedì 26 Gennaio 2023

Concertare con il sindacato il rilancio dell’Italia

La pandemia ha acuito le ataviche criticità del nostro Paese, dove da troppi anni le disuguaglianze sociali e territoriali, la cattiva burocrazia nell’amministrazione pubblica, i tagli lineari nella sanità, la mancanza di chiare politiche industriali ed economiche e una fin troppo flebile lotta all’evasione fiscale hanno indebolito la sua struttura produttiva e sociale nonché intaccato la fiducia dei cittadini e delle imprese. 

Il Next Generation EU deve pertanto essere una occasione da non disperdere per rilanciare il Paese con un nuovo modello di sviluppo che non può non essere incentrato sulla valorizzazione del lavoro e sull’aumento delle opportunità di affermazione sociale. I tre assi strategici digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica e inclusione sociale devono pertanto migliorare la competitività della nostra economia senza dimenticare la qualità del lavoro e il miglioramento delle condizioni di vita delle persone.

Abbiamo valutato positivamente l’invito del Premier, Mario Draghi, rivolto alle Organizzazioni sindacali perché pensiamo che in un momento così drammatico sia necessario concertare le scelte da effettuare per il futuro del nostro Paese, a partire dal lavoro. Il coinvolgimento del Sindacato non dovrà quindi essere occasionale ma al contrario continuo, permanente e strutturato. Ora più che mai serve il coinvolgimento fattivo con le organizzazioni sindacali per le necessarie convergenze nell’interesse dell’Italia e delle prossime generazioni.

Per ciò che riguarda il tema infrastrutture e trasporti, emerge la necessità di migliorare le interconnessioni tra i territori e il Paese con il resto del mondo, obiettivo che sta alla base per ridurre le disuguaglianze e per realizzare quell’effetto leva di sviluppo economico e produttivo attraverso la interconnessione dei nodi logistici con i centri di produzione e distribuzione. Nella nostra audizione in Commissione Trasporti della Camera dei Deputati, anche se ne comprendiamo le ragioni per il termine fissato al 2026,  abbiamo eccepito la scelta fatta nel PNRR ritenendo che sarebbe stato più opportuno aggiungere nuove opere per estendere, ulteriormente, la rete ferroviaria ad alta velocità in tutto il Paese, da nord a sud e da est a ovest, piuttosto che concentrare la maggior parte delle risorse per il completamento di opere già in parte finanziate e già presenti in altri programmi di sviluppo (come ad esempio Italia Veloce).

Per dare piena valorizzazione strutturale agli investimenti previsti nel Piano è quindi necessaria una maggiore integrazione tra infrastrutture e trasporti, secondo una vision di sistema Paese che renda funzionali e sostenibili le connessioni materiali e immateriali. Ciò deve altresì avvenire in un quadro di regole chiare per il mercato e per la valorizzazione del lavoro, regole di cui se ne è avvertita la mancanza in tutti questi anni dove la competizione selvaggia tra le imprese ha determinato il detrimento della qualità dei servizi e prodotto un arretramento delle tutele del lavoro. Altro riferimento imprescindibile in questo quadro deve essere il Contratto Collettivo Nazionale del lavoro che nei settori liberalizzati deve diventare il riferimento contrattuale minimo e inderogabile per competere nell’ambito dove trova applicazione. 

Abbiamo aspettative importanti: restituire fiducia al Paese, mettere in sicurezza l’Italia e costruire le basi per il suo futuro. Su tutto ciò il nostro Sindacato vigilerà e svolgerà azione di propulsione e proposta, di monitoraggio e, se necessario, di denuncia, funzioni coerenti e connaturate al ruolo che una moderna organizzazione dei lavoratori è chiamata a svolgere, per difendere e innalzare al rango massimo di tutela i principi di giustizia sociale e di progresso armonico del Paese che dovranno ispirare la prossima attività di Governo.